Primavera e ciliegie

Buona sera lettori!
Tutti parlano del tempo totalmente impazzito questi giorni, e anche io non posso sottrarmi..andiamo, dov’è il sole di maggio?

Sapete cosa mi manca di più? Tutte le primavere, quando arriva maggio, i miei due alberi di ciliegio si riempiono di ciliegie. Sono rosse, alcune volte quasi nere, belle, rotonde e lucide come se qualcuno le avesse curate una per una.
Fin da quando sono piccola, tutti i pomeriggi vado giù nel mio campo, prendo una busta e la riempio di ciliegie. Come potrete ben immaginare, sono più quelle che finiscono nella mia bocca che quelle dentro la busta. Ma è così bello poterle cogliere dal ramo, scegliere le migliori e mangiarsele, lasciare invece le più bruttine agli altri membri della famiglia che non si godono questo evento!
Faccio una scorpacciata, sono scaldata dai raggi del sole caldissimi e, se sono fortunata sono anche accarezzata da una leggera brezza di vento.
Ecco, sto parlando al presente, perché mi sto immaginando la scena, dato che quest’anno non pensa sia possibile.

Le ciliegie sono nate, ma sono piccoline, brutte, hanno una forma strana, sono rosa e non rosse succose e sono opache. Se le cogliessi poi, non ci sarebbe il sole né il venticello, ma una vera e propria tempesta di pioggia.

Un’altra cosa che, presumo, non potrò godere della primavera di quest’anno sono le serate davanti casa. Niente di allettante detta così, vero? Non per me, invece. Dopo cena, tutte le sere, a primavera io e la mia famiglia stiamo fuori nel giardino seduti al tavolo o dondolati sul dondolo e chiacchieriamo. Giochiamo a carte, a volte, o spettegoliamo dei vari vicini che passano e passeggiano.

Niente tv, niente computer, niente Facebook, niente playstation per mio fratello. E’ uno dei pochi momenti in cui stiamo veramente insieme. E non so bene perché, ma se c’è tempo brutto, questa cosa non riusciamo a farla anche dentro casa. È come se andare fuori, ci staccasse per un attimo dalla frenesia. Ah, e ovviamente nelle serate limpidissime ci mettiamo a guardare le stelle, che meraviglia!

Per quest’anno niente di tutto ciò, a  quanto pare!

Ovvio, le serate fuori si possono fare anche durante l’estate inoltrata, ma iniziare a maggio significa godere del tramonto alle 21.30, del buio che scende solo verso le 22, mentre già a partire da fine giugno, i giorni s’accorciano, come dicono i miei.

Mi ricordo addirittura un episodio successo quando ero piccola. Vi ricordate Giochi senza frontiere? Oddio, ho soli 22 anni, ma se mi dite di no, mi fate sentire vecchia.
Beh, ero ammaliata da quel programma, così tanto che mi perdevo sempre le serate fuori casa. E soffrivo veramente a dover scegliere tra quei giochi appassionanti e una bella giocata a ruba mazzo con mia mamma, o l’omo nero, o scopa.

Nooo adesso che l’ho scritto, mi rendo ancora di più conto che voglio il sole, il caldo, la primavera e le ciliegie tonde da raccogliere dal ramo!!

Stay free

Kaylali

Annunci

Drin, drin

Ciao miei (pazzi) lettori!
Stasera parlo di chiamate.

Chiamate che dovrebbero arrivare e non arrivano, chiamate che ti aspettavi diverse e invece deludono. Sì, insomma, chiamate.

Se ieri ho parlato di Skype, stasera parlerò del telefono. E non mi riferisco al cellulare, ma proprio al telefono fisso.

E’ strano come ti rendi conto di quanto sei legata a un oggetto, a un semplice oggetto, solo quando inizi a ragionarci un po’.

Ad esempio, quando parlo del telefono fisso, mi viene in mente la pubblicità di qualche anno fa con Sabrina Ferilli. Adesso la cerco su internet.

Eccola qua:
http://www.youtube.com/watch?v=z2ttXBPkKL8

Quella in cui lei passa l’intera mattinata a telefono e se ne esce alla fine con la frase “Quanto ce piace chiacchierà”.
Se avete letto alcuni miei post precedenti, avrete capito che il mio dialetto marchigiano si assomiglia molto al romano della Ferilli, ed è per questo che proprio questa frase era un rimprovero molto, molto velato e simpatico che la maestra delle elementari faceva alle bambine, appunto, più chiacchierone. E tra quelle c’ero anche io, ovviamente. Me la ricordo con i suoi capelli rossi rossi, avvicinarsi al nostro gruppo riunito a sparlare che, puntualmente, aveva ignorato la campanella suonata 5 minuti prima e con fare scherzoso ci diceva: “Quanto ce piace chiacchierà, eh?!”

Questo è un ricordo legato al telefono. L’altro è sicuramente quello dei telefoni vecchi, quelli con la rotellina, quelli che dovevi sbrigarti a fare di seguito il numero 0 e il 9, altrimenti la linea cadeva e tutto cominciava da capo. A casa mia quel telefono fu rimpiazzato da un bel fisso rosso fuoco, che emozione quando l’ho visto!! C’erano i tasti e non più la rotellina!!

E poi venne il portatile, e lì incominciarono i guai per i miei..e le bollette che arrivavano!!! Dovete sapere che alle scuole superiori avevo un, come dire, gruppo studio.. al telefono. Ebbene sì, quando soprattutto i compiti di matematica si mostravano impossibili, scattava la chiamata. Io chiamavo la mia amica, lei chiamava l’altra, e l’altra chiamava me. Eravamo in 3 e ci confrontavamo su qualsiasi dubbio. E dicevamo:
“Ma no, sei sicura? Lei ha detto così!!”
“Troppo difficile, stacco con te e provo a sentire se lei lo sa risolvere. Poi ti richiamo”

E così passavano interi pomeriggi!! Ogni tanto le mamme alzavano le cornette e “intercettavano” le nostre chiamate,ovviamente riattaccavano subito..chi voleva sentir parlare di x, k, problemi, incognite e obbrobri vari?

Avrei tanti altri bei ricordi da condividere con voi, ma perderei il centro del discorso.

A parte il fatto che, se alcuni ragazzini di oggi leggessero quello che appena scritto, mi prenderebbero per vecchia decrepita; poi, vorrei spiegarvi perché oggi ho deciso di parlarvi del telefono.

Bé, oggi ero in attesa di ben due chiamate. Ero contenta, perché ero sicura dell’esito positivo di entrambe. Invece no, purtroppo. Una mi avvisava che i piani che mi ero fatta per il prossimo weekend sarebbero andati in fumo (non per colpa sua, si intende..). E l’altra non è mai arrivata.

L’altra, però, è un po’ particolare, come chiamata. È una chiamata che è stata rimandata molte volte, moltissime. E, non ci crederete, ma la voce che vorrei sentire dall’altra parte della cornetta, non la sento da un anno e mezzo.

Avete mai pensato come può essere una voce dopo che non la si sente per molto tempo?  Io sì, ci ho pensato molto.
La chiamata in questione è stata rimandata a molto presto. Spero quindi di poter rispondere a questa domanda altrettanto presto.

Vi terrò aggiornati.

Stay free

Kaylali

“Lalla me suggerisci? T.V.1.K.D.B.X.S.N.T.L.D.M”

Stasera vi strapperò un sorriso. È una sfida, poi mi farete sapere se avrò vinto o meno.
La mia intenzione era ripercorrere una delle amicizie più belle che abbia, quelle che si fanno al liceo, quelle che rimarranno per sempre. Per poterne parlare, avrei voluto tirare fuori dal cassetto dei ricordi alcuni biglietti che ci scambiavamo tra i banchi. Ma, sorpresa, quei biglietti che avevo gelosamente nascosto in quel cassetto dei ricordi (non sto scherzano, ho veramente un cassetto dei ricordi, vedete foto qui sotto), non sono del liceo bensì delle scuole medie. Quindi, niente liceo per stasera, ma solo scuole medie.

Immagine

Bè, chi non si ricorda i compagni di classe delle scuole medie? Qui da me, nel mio paesino di 5000 abitanti, i tuoi compagni delle medie sono gli stessi dell’asilo e delle elementari. Non solo conosci loro, conosci i genitori, i tuoi genitori conoscono i loro, come una grande famiglia.
Ed è proprio alle medie che sai che quegli anni saranno gli ultimi che potrai passare in quell’atmosfera. Anzi no, non lo sai. Non lo sai perché quando hai 12-13 anni non ti importa del futuro, ma solo del presente (dovrei forse ritornare a quell’età?!).

E quindi la vita tra i banchi diventa un vero e proprio Far West, fatto di colpi bassi, gelosie, primi amori, grandi amicizie (anzi, gʀ4иd1551m3, perché scrivere normale..manco a pensarci), inviti, invidie e quant’altro. Non sarò io a parlarne ma i miei fantastici bigliettini, ricavati dalle povere prime e ultime pagine di quaderni maltrattati e scritti in un italiano (…..più dialetto che italiano) talmente incomprensibile da dover chiedere talvolta di riscrivere tutto da capo perché non si leggeva bene!
Ovviamente vi metto anche una testimonianza fotografica, e ditemi poi che non state sorridendo mentre leggete queste meraviglie. Ah, per la cronaca, questo è un tesoro che custodirò gelosamente!!

Ovviamente siamo a scuola, e come ogni classe che si rispetti, ci sono i somari e i secchioni. Io ero la secchiona. Dato il mio ruolo era normale avere delle richieste del tipo

Me suggerisci ntel compito? Me li promesso. T.V.1.K.D.B.X.S.N.T.L.D.M

Scommetto che vorreste la traduzione dell’ultima parte. Eccola qui: Ti Voglio Un(1) Casino (Kasino) Di Bene Per Sempre Non Te Lo Dimenticare Mai.

Ovviamente i suggerimenti erano talmente importanti da guadagnarsi anche l’amicizia delle persone più In della classe. Il brutto arrivava quando la professoressa di turno cambiava la disposizione dei banchi e i compagni di banco cambiavano..ahi ahi ahi, guai seri per i somari.

X Lalla rispondi Lalla me manchi tanto veronica non me fa copia mai ritorna al tuo posto per favore

Notare l’assenza di punteggiatura per creare l’effetto disperazione.
La secchiona di turno, cioè io, a quel punto si rendeva conto che la presunta amicizia era puro e semplice sfruttamento, ma l’amico sapeva farsi perdonare.

te prego lalla non te fo piu incazza te scongiuro te fo quello che voi te

La secchiona lo perdonava e mandava (per conto terzi) messaggi affettuosi

A detto lalla che te puzza il fiato

(L’avrò detto veramente?)

Tutto questo avveniva con bigliettini che circolavano da una parte all’altra della classe come missili, a volte intercettati dai compagni dispettosi, a volte guardati di traverso da compagni invidiosi di questo scambio epistolare così frequente. Ma i mittenti erano anche, posso dirlo? Un po’ stronzi

Scusa sa! (sa sta per Sara) xò nn gliela fò a sta vicino a quei due somari. Era meglio prima quando stavo vicino a te. Te 6 ink? T.V.T.T.T.ttttttttttttttttttttttttttttttt…………b

Ce mandamo i bigliettini x fare ingelosire a lei?

Da qui nascevano i sospetti su trame, complotti e amicizie un po’ dubbie

Comunque nico, già ecc. sta a tramà qlk

Qlk = qualcosa (purtroppo sì, era così).
Addirittura si cercava di creare suspence

Dopo te devo dì na cosa

O dubbi amletici

Ma te si ink pure co me?

Che venivano prontamente risolti

SI! Xkè me piji sempre pel culo

(Abito nelle Marche, piji significa prendi)

Tutto ciò scatenava una vera e propria psicosi, talmente destabilizzante da alterare addirittura la..ohhhhh rullo di tamburi. LA CLASSIFICA DEI MIGLIORI AMICI

1. te

2. miki

3. sara

4.bene

Ma bene me fa incazza quindi non so se ce metto ily

Potrei continuare all’infinito e davvero potrei. Ma vi lascio così, mentre sto sorridendo come una pazza mentre rileggo tutto ciò. Senza dubbio avrete capito che ho lasciato le numerose licenze linguistiche.

Ma posso dirla una cosa? Io ci tornerei a quegli anni. Anche perché non ho più rapporti con nessuno di loro, con alcuni a malapena ci salutiamo, e nonostante tutto e tutti, i miei compagni delle medie sono quelle stesse persone con cui sono cresciuta e con cui ho condiviso indubbiamente alcuni degli anni più belli della vita.

 Immagine

Ah, siete curiosi adesso di conoscere lo scambio del liceo? Vi devo deludere, miei cari. Al liceo sono passata alle dediche sui diari. Ma per quello vi aggiornerò prossimamente.

Un bacio

Stay free

Kaylali

Tra nuvole e foto

Odio le domeniche pomeriggio!! Avete presente quel senso di apatia, stanchezza (pur non avendo neanche alzato un dito tutto il giorno) e voglia di dormire?
Bene, aggiungeteci anche un bel cielo uggioso, con nuvole minacciose e colme di pioggia e avrete la mia situazione attuale!

Per non parlare della consapevolezza di dover studiare e la non voglia di farlo!

Quando ero piccola, le domeniche pomeriggio le passavo con mia mamma a guardare uno di quei bei film per famiglie che trasmettevano su canale 5, e poi a guardare le vecchie foto nei vecchi album!

Eh sì. Sembrano passati decenni e decenni! Quando scattare una foto significava scegliere accuratamente il soggetto, perché nel rullino c’erano solo 24 foto disponibili (36 quando proprio si andava in vacanza e si sapeva che si sarebbero fatte molte foto in più). Quando ad ogni foto dovevi girare la rotellina, altrimenti non potevi scattarne un’altra. Quando portavi il rullino dal fotografo e, almeno io, aspettavo impaziente di andare a riprenderle perché non potevi neanche immaginare come la foto fosse venuta.
E che sorpresa quando la foto era venuta talmente bene da guadagnarsi un posto d’onore nell’album!
E qui entravo in gioco io. Ritagliavo tutte le immagini che più mi piacevano dai giornali e munita di colori e colla abbellivo ogni pagina dell’album.
Puntualmente, ogni volta che dovevo decorare una nuova pagina, sfogliavo le precedenti, tanto da trascorrere la domenica pomeriggio così, con il tempo che scorreva e io che non mi accorgevo neppure!

Invece, adesso, sono ferma seduta sulla sedia della scrivania. Il foglio di Word bianco davanti a me e il puntatore che lampeggia dopo la scritta Indice.

Non so bene come mi sento in questi giorni. Forse confusa è la parola giusta.
Spero che, proprio come le nuvole minacciose grigie che vedo dalla mia finestra, anche questa confusione possa dileguarsi al più presto.

Dopotutto le previsioni dicono che domani sarà bel tempo.

Stay free.

Baci

Kaylali

P1100021

PS. Anche nella foto sono davanti al compIuter (quello lo scrisse mamma), ma sembro tutt’altro che confusa. Piccoli geni crescono!