Ah, comunque, DEVO RISCRIVERE IL TERZO CAPITOLOOOOOO

Sì, miei cari lettori, avete letto benissimo!
Devo riscrivere il terzo capitolo!
Come ogni lunedì del mese di settembre, infatti, sono ritornata dall’incontro con la mia carissima (leggetela con ironia, molta, molta ironia) relatrice.

Sono talmente scocciata, arrabbiata, innervosita, delusa, incavolata, nervosa che ho appena finito di bere due filtri di camomilla per poter dormire sonni tranquilli stanotte.
è un incubo senza fine, la mia tesi. Non vi sto a raccontare nei dettagli, ma in poche parole devo riscrivere il capitolo perché
1. non è in ordine cronologico, cioè “le ha dato un ordine tutto suo”
2. non ha un filo logico (la cosa che mi ha fatto rimanere di più a bocca aperta..bo. non commento)
3. non ho analizzato le opere secondo le teorie già analizzate

risultato: riscrivere tutto.
Nel frattempo però, mentre mi sottolineava molto carinamente come avessi scritto questo capitolo da cani, mi diceva: “cioè, sicuramente si laureerà nella prossima sessione, senza dubbio.” e “sì, l’analisi è fatta bene e fa sempre un lavoro certosino, devo ammetterlo”

Bah. secondo me soffre di disturbo bipolare.
Credetemi, non sono innervosita perché ha fatto correzioni che non condivido, ma perché sono talmente stufa che il solo pensiero che domani devo rimettermi sotto a scrivere mi fa venire la nausea. Baaasta, voglio passi ottobre! (perché ovviamente, la mia università è rimasta una delle poche che ha la tesi triennale che si discute, quindi io dovrò discutere davanti a lei, con la correlatrice che LEI avrà scelto, noi tre…..e la mia ansia) Ma prima di pensare a questo, pensiamo a ricominciare a scrivere. Ah, e poi non solo questo, ma ha anche corretto un intero paragrafo del secondo perché non aveva senso, per lei.

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Mi abbraccia!!! *-*

Bah..cerco di calmare i nervi accarezzando il pelo super liscissimo della mia Stella, la mia gattina, che fa anche le fusa e ascoltando musica a palla. Spero funzioni.

Stay free

Kaylali

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Non si è dimenticata di me! ^^

HAHAHAHAHAHAHA. No, cioè, scusate, sto morendo dalle risate.
Ho appena inviato una mail alla relatrice. Vi giuro ci ho impiegato 10 minuti per produrre una e-mail di 4 righe. Non perché non sapessi cosa dire (credetemi, quello che dirle lo so pure troppo bene), ma perché sono incapace a scrivere e, mm, diciamo, fare la lecchina allo stesso tempo.

Diciamo che quello che avrei voluto scriverle era più del tipo: “Brutta stronza che mi stai rallentando il lavoro per farti i cavoli tuoi, correggimi quel biiiip di secondo capitolo o ti piazzo una bomba sotto casa. Tra l’altro è un mese che te l’ho mandato, biiiiiip, e non venirmi a dire che ilquando mi laureo dipende da me. DISTINTI saluti.”
Ovviamente non ho scritto così!

Mi sono impegnata molto a scrivere una melassa di aggettivi leccac**o, e scusanti, e riverenze. Mancava una faccina triste. Mio Dio, odio dover fare così, ma devo, purtroppo!!
Lei ha il coltello dalla parte del manico!
Comunque, mentre mi impegnavo (e credetemi, è stata un’impresa) a scrivere paroli gentili ed educate, ho pensato come scrivevo ai prof tedeschi.
1. i prof li chiami per nome, e non prof.
2. puoi anche uscirci a bere una birra e schiacciare il 5 quando lo incontri per strada, che non si scompongono.
3. ti scrivono della serie “Caro Luca, come va?”.

Qui sembra di dover portare l’acqua con le orecchie fino a sua maestà la regina. E che cavolo. E poi sono incapace a fare la leccapiedi. Dovrei chiedere consiglio a persone che conosco Uhhhh sai quante ce ne sono!
Perché non scrivete un libro? Sarebbe utile a chi, come me, ha voglia di fare tutte queste riverenze come i prof hanno voglia di correggere le tesi. ZERO.
Dai scrivetelo! Della serie: “Come far felice il relatore e tenerlo buono” o “Come far la leccapiedi senza che il tuo relatore se ne accorga”. O più audaci “Accontentare sua maestà Il Relatore? Con noi si può. Il manuale del lecchino perfetto”.
Fareste fortuna!

Per la cronaca, dopo 5 minuti mi ha risposto: “non mi sono dimenticata di lei”.
Grazie, per lo meno spendo 100€ per qualcosa.
A parte il fatto che sono scoppiata a ridere per questa rivelazione d’amore così diretta..ma, secondo voi, se l’è presa?! O semplicemente mi ha detto che sono sempre nei suoi pensieri e non vede l’ora di leggere il mio meravigliosissssssimo secondo capitolo????

😉
Stay free

Kaylali

Hakuna Matata? No, thanks.

Buongiorno!!
Non so se si è notata la mia assenza ieri sera, ma in ogni caso, non ho scritto semplicemente perché su Italia 1, una volta tanto, propongono film interessanti non solo in prima serata, ma anche alle 23.30 (per la cronaca, Step Up 3 e Step Up). Quindi ero troppo ipnotizzata per poter scrivere.

Rimedierò questa mattina.
Come ogni mattina, mi sveglio presto, faccio colazione e accendo il pc. Sarà perché ormai sono diventata veramente computer-addicted, sarà perché ho la paura che la mia relatrice mi scriva e io non le possa rispondere in tempo, non lo so, sta di fatto che accendo il pc, apro Thunderbird e controllo la bacheca avvisi dell’università. Anche se quest’ultima azione ormai è diventata semplicemente un’abitudine: non frequento le lezioni (che penso ormai stiano quasi per terminare)e non aspetto avvisi che annuncino risultati di prove parziali, ma ciononostante, controllo.

Stamattina sarebbe stato meglio non controllare. Scorro la pagina e noto il nome della mia relatrice. Tutto bene, finchè non leggo l’avviso.

“Per motivi accademici, non potrò ricevere e/o contattare gli studenti dal 17 maggio al 31 maggio. Il ricevimento proseguirà normalmente a partire da giugno”.

La mia espressione era basita.
Ma devo spiegarvi dall’inizio, altrimenti non capireste.

Io ho chiesto la mia relatrice per la tesi triennale nel lontano settembre dell’anno scorso, prima, cioè, di andare in Erasmus per 6 mesi. L’organizzazione della mia università, o sarebbe più corretto dire la disorganizzazione, mi ha comunicato quale sarebbe stato il mio tutore solo 3 mesi dopo, cioè a dicembre 2012. Io ho preso contatti con lei già l’8 gennaio. Ma la mia cara relatrice non ama le conversazioni via mail, perché dice di preferire il contatto visivo (?!?!?!). Quindi, armata di santa pazienza, sono dovuta tornare in Italia dalla bella Germania, ESCLUSIVAMENTE per incontrare lei e poter iniziare a lavorare alla mia tesi. (Eh sì, neanche decidere l’argomento per e-mail era contemplato). Una volta deciso, la carissima prof mi dice ovviamente che potrò andare avanti con il lavoro solo quando sarò tornata dall’Erasmus perché “lei mi avrebbe aspettato”. Che tenera, peccato che io durante quei 3 mesi avrei preferito iniziare a lavorare, piuttosto che non potermi muovere perché lei vuole il contatto visivo. (Infatti ho iniziato ugualmente il lavoro, senza sapere però, se stessi facendo cosa giusta o meno, dato che comunque la prof non si sbilanciava). Una volta tornata (siamo già ad aprile), mi sono recata immediatamente da lei e con fare tranquillo mi fa: “Scusi, lei a che sessione di laurea mira?” E io, molto diplomaticamente: “Inizialmente avevo pensato a quella di luglio, ma, visti i tempi, penso che non sia più possibile”. Lei aggrotta le sopracciglia. E mi fa: “Non è certo un mio problema quando lei si laurea, sappia però, che se lei fa un lavoro eccezionalmente buono, come minimo ha bisogno di un mese e mezzo, contando che dovrà consegnarmi tutta la sua tesi entro maggio”.

Ora, se solo io mi fossi attenuta alle sue regole, mi fossi impazzita ed esaurita per scrivere la tesi in un mese e mezzo, quale sarebbe stato il risultato?
Chiaro. Avrei dovuto scrivere un capitolo e mandarglielo, aspettare una settimana (“perché sa, io sono molto impegnata, almeno una settimana per la correzione me la deve concedere”), recarmi a ricevimento (e quindi, pagare ben 50€ di treno e perdere come minimo 3 giorni), vedere le correzioni, tornare a casa e scrivere l’altro. Sì perché la carissima relatrice ha stilato delle vere e proprie linee guide per la redazione dell’elaborato e se non si rispettano le consegne, bhe, lei non ti corregge la tesi.

Mi sarei quindi ammazzata di lavoro, che, ovviamente sarebbe significato lavorare ininterrottamente per poter rientrare nel mese e mezzo, per poi fare cosa? Constatare che la gentilissima, se ne va all’estero per ben due settimane, in cui non la si può contattare, durante le quali io sarei caduta ancora di più in depressione perché non avrei finito in tempo la tesi.

Ringrazio i miei genitori. Lo faccio qui, perché, ovviamente, nella tesi i ringraziamenti sono tabù. Li ringrazio perché una sera, mi hanno preso, messa a sedere, hanno spento la tv. E abbiamo parlato.

Abbiamo parlato di quanto avere tutte le cose sotto controllo non sempre può essere la cosa più giusta. Abbiamo discusso di come, pur avendo un progetto che ero sicura di poter portare a termine nelle condizioni e nei termini stabiliti, mi sarei rovinata lo stomaco e il fegato per poter arrivare a far tutto, e ovviamente bene. Eh sì, perché vi ricordate cosa ho scritto nella mia presentazione?

Precisa. Dannatamente precisa. Deve avere il controllo di tutto.

Già il controllo di tutto. Ma cosa sarebbe servito avere il controllo quando la tua relatrice se ne va in vacanza? No, scusate, se ne va all’estero per motivi accademici. A nulla. Perché quella sarebbe stata una variabile che assolutamente non avrei potuto controllare.

Quindi, ringrazio ancora una volta i miei. Li ringrazia anche la mia gastrite, che almeno per un po’, non è stata risvegliata.

E soprattutto, sì, ero incavolata questa mattina, ma neanche tanto. Ero piuttosto della serie: “Cavolo, i miei avevano ragione!”.

Quindi niente laurea a luglio, miei cari. Il blog, che è nato per tenermi compagnia durante la scrittura della tesi, dovrà andare avanti per un altro pochino.

Io sono contenta. In questo periodo, mentre sono immersa da libri sparsi per tutto il pavimento, che si alternano tra inglese, italiano, marketing, formule, matrici, e poi ancora letteratura, saggi critici ecc, scrivere il blog è una delle poche cose che mi fa un attimo uscire dallo stress.

Perché sì, ovvio, la gastrite ringrazia. Ma non è nella natura di Kaylali rimanere tranquilla. Essere stressata e sempre sotto pressione, penso che mi faccia essere viva, in qualche modo.

Lo so, sono masochista. Ma vi giuro che ho provato ad essere senza pensieri, a vivere all’Hakuna Matata. Mi dispiace, ma non fa per me.

Ritorno al marketing.

Stay free

Kaylali