Se stava mejo quanno se stava peggio!

Buonasera!!
Oggi pomeriggio ho chiamato mia zia a casa, essendo sicurissima di trovarla, dato che da poco è in pensione. Invece, sorpresa! L’hanno richiamata a lavorare per imparare il mestiere a una che la sostituirà ben presto. Non solo la ragazza si lamenta di continuo, ma zia mi ha anche raccontato che si rifiuta categoricamente di fare alcuni compiti perché a lei: “l’odore del mastice dà fastidio”. Ora, hai fatto domanda d’assunzione in una fabbrica di scarpe, cosa pensavi di respirare? L’odore della crema pasticcera della torte?
Mia zia ha preso tutto con filosofia, proprio perché tanto a lei non importa, ma a me questa cosa ha fatto pensare molto.

Ogni telegiornale che guardiamo ultimamente dà notizie di giovani che non lavorano, giovani disoccupati, giovani che sono laureati ma lavorano in un posto per cui non hanno studiato, addirittura giovani laureati che però non cercano lavoro.

Spero di no, ma in quell’elenco potrei finirci anche io tra breve. E la cosa mi avvilisce, e non poco. Mi secca pensare che per trovare lavoro, o un lavoro decente, debba recarmi all’estero e non poter contare sulla mia nazione che mi dia appoggio.

Però penso anche che in Italia ci sono le possibilità di lavorare, il problema è che noi giovani siamo diventati (o lo siamo sempre stati?!) un po’ comodi, come si dice dalle mie parti.

Il lavoro lo vogliamo sotto casa, le proposte devono arrivarci per posta o per telefono, ancora meglio. La paga deve essere alta, e le ferie devono essere molte. Non bisogna stancarsi e se una cosa non la si sa fare, si alzano le mani.

Sì, insomma, siamo un po’ viziati.

E quindi penso ai miei nonni. Che a 6-7 anni sono andati nei campi, senza che nessuno insegnasse loro nulla, andavano ad arare, a zappare, a raccogliere il grano, a portare il trattore, a seminare, a portare a pascolo i buoi. Si svegliavano alle 4 della mattina. Lavoravano con il sole, la pioggia, il vento, la neve, la nebbia, l’umidità, l’afa. La paga non c’era. Quello che mangiavano lo producevano, e se andava bene riuscivano a rivenderlo.

Eppure non si lamentavano, come invece, ahimè, facciamo oggi. Erano felici, e gioivano con poco. Il pranzo della domenica era una vera festa. Sì, insomma si accontentavano di poco.

Noi oggi invece cosa facciamo? Aspettiamo che l’occasione arrivi da noi. Non smuoviamo il culetto, perdonatemi l’espressione. E se ci fosse l’occasione di lavorare, ci lamentiamo pure, perché tanto qualcosa che non va c’è sempre.

Ammiro i ragazzi e le ragazze che sono andati a lavorare la terra, che stanno imparando il mestiere dell’artigiano, del muratore, della sarta, del pizzaiolo. Sicuramente la paga non è quella di un avvocato. Sicuramente avranno le mani sporche, con i calli e sempre con la puzza di calce, di farina, di legno. Sicuramente lavoreranno tutti i giorni dell’anno, e quando gli altri saranno in vacanza, loro lavoreranno.

Ma almeno grazie a loro, una piccola percentuale di giovani che, per carità non farà nessuna notizia in nessun tg nazionale, l’Italia potrà andare avanti.
E magari arrivare ad apprezzare il lavoro che uno fa. E la vita che uno conduce. Anche se invece di prendere la macchina da 17.000€ che ci porta fino all’ufficio, dovessimo prendere un bus, con il signore vicino che quella mattina si sarà dimenticato di farsi la doccia.

Stay free

Kaylali

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Rimanete liberi!

Ciao a tutti! Oggi è una giornata di festa, di cui molti italiani ignorano il vero significato.
Anche nella mia famiglia non siamo da meno, è un’altra giornata in cui si mangia fino allo sfinimento e, se il tempo lo permette, si esce per la classica scampagnata.

Questa mattina, però, invece di svegliarmi alle 11 e restare in pigiama fino all’ora di pranzo, mi sono vestita in modo decente (non so da quanto è che non mi trucco per uscire, o meglio non considerando il cinese di domenica, non so neanche da quanto tempo è che non esco!!) e con la mia famigliola siamo andati presso il comune. Lì mio fratello, che a dicembre compirà 18 anni, ha ricevuto dalle mani del sindaco la Costituzione della Repubblica Italiana.

Avere in mano quel documento, spero, lo possa aiutare ad avere almeno fiducia nella nostra Italia (non nei politici, per carità), perchè penso che il nostro sia uno dei più bei paesi al mondo.
Quando si va all’estero, e quando soprattutto si trascorrono 6 mesi lontano dalla tua nazione, si notano subito le differenze abissali tra il Bel Paese e il resto del mondo: i giovani non hanno lavoro, la percentuale di coloro che sanno una seconda lingua è misera rispetto a qualsiasi altra nazione, i costi della vita sono elevati, le trafile burocratiche ti obbligano a file e file davanti gli uffici che, la maggiorparte delle volte, non portano a nulla.
Ma è sufficiente aspettare 3/4 settimane per apprezzare la vera anima dell’Italia. Il cibo, i paesaggi: abbiamo mari, monti, colline, Isole, vulcani, il sole che illumina le spiagge, le città d’arte che affascinano, la cordialità e l’apertura degli italiani e.. potrei continuare.
E’ per questo che, a volte, mi arrabbio quando sento qualcuno che mi dice: “Bè, dopo la tesi vattene da questo paese, perchè qualunque nazione è meglio dell’Italia!”.

Mia nonna, che, coincidenza, si chiama Italia, mi ha sempre ripetuto una cosa: “Non si sputa mai nel piatto dove si è mangiato!”. Per costruire questa Italia, per liberarla dall’oppressione di regimi totalitari sono morte molte persone. Per poter concedere il voto alle donne, alcune di esse si sono immolate per l’amore per la patria. Per firmare la Costituzione, proprio quella che mio fratello ha già lasciato sopra il mobile pronta a prender polvere, i nostri nonni e bisnonni hanno dovuto affrontare guerre e morte.

Per questo non ritengo giusto bistrattare così spudoratamente il 25 Aprile. So anche che non posso pretendere che ciascun italiano non festegg,i perchè oggi dopotutto è giorno di festa, ma mi auguro, almeno, che alcuni tra di noi pensino un po’ al nostro paese e ringrazino chi è morto anche per noi!

L’anno scorso ho passato anche io il 25 Aprile fuori. Non sono rimasta a casa a pensare al significato del 15 Aprile per tutto il giorno, penso sia chiedere troppo a ciascuno di noi! Sono andata a Sirmione con le mie amiche dell’università. E’ stata una giornata bellissima! Quest’anno, purtroppo, sono a casa, forse nel pomeriggio andrò al mare a fare una passeggiata! Mamma molto carinamente ha detto: “Eh, non tutti gli anni sono uguali, magari l’anno prossimo non starai neanche in italia!”

Credici, mamma.

Buona scampagnata a tutti coloro che sono fuori o semplicemente buona giornata di festa

Oggi, più che mai, il mio motto Stay free calza a pennello, e per l’occasione lo scrivo anche in italiano.

Baci

Rimanete liberi

Kaylali