La maturità e la (mia) confusione

Buonasera lettori!
Vi ricordate qualche post fa, quando vi chiesi quando vi siete accorti di essere diventati grandi?
Beh, stasera vorrei parlarvi di quando ci si accorge di non essere mai cresciuti.

Oggi pomeriggio ho avuto una litigata assurda con mio fratello, che di anni ne ha 17, e per un attimo mi è sembrato di essere ritornata a qualche anno fa, quando ce ne davamo di sante ragioni, e ci attaccavamo per un non nulla. Io sono orgogliosa, lui dispettoso, entrambi molto, molto cocciuti..vi lascio immaginare.

Ok, siamo fratelli, le lite tra fratelli penso siano normali. Mi auguro di non continuare a litigare con lui anche quando avremo 50 anni, ma, in ogni caso, le nostre liti iniziano e si affievoliscono poco dopo. Giusto il tempo di qualche urlo isterico (i miei), qualche botta dolorosa (le sue su di me), qualche parolaccia di troppo (di babbo, quando lo si disturba durante il sonno) e qualche sbuffamento (di mamma).

Ma invece mi chiedo, quelli che continuano a comportarsi da bambini, che vogliono avere sempre ragione, che non cambiano mai idea, che restano fermi nelle loro convinzioni, potranno mai cambiare? O, ancora, ragazzi che a 22 anni continuano a scrivere dimenticandosi allegramente dell’esistenza della lingua italiana, o continuano a venerare, quasi in maniera esasperata, un divo del cinema sperando di potersi sposare con lui/lei, o continuano a vivere sotto la gonna di mamma facendo i bamboccioni, anche questi, diventeranno mai adulti?

Ho dei, come chiamarli, conoscenti che purtroppo si trovano in tutte queste situazioni. Attenzione, non sto parlando da donna vissuta, o arrivata, o da superiore o chissà cos’altro. Anche io vivo ancora con i miei, nonostante i miei 22 anni, non percepisco uno stipendio e, agli occhi degli altri, potrebbe sembrare che i miei mi stiano mantenendo mentre io mi faccio i miei comodi.
Cerco di analizzare la cosa partendo dal presupposto che, a 22 anni, o giù di lì, una persona, in Italia, ha il diritto di voto. Può guidare la macchina, può concludere contratti, potrebbe potenzialmente condurre un’impresa, comprare una casa e molto altro ancora. A 22 anni si è adulti.
Ed essere adulti significa doversi assumere le proprie responsabilità, dover vivere con la testa attaccata alle spalle, non più nel (bel!) mondo della fantasia. Nessun attore ci sposerà mai, l’italiano (grazie a Dio!) è una lingua bellissima così com’è, se abbiamo una colpa, dobbiamo ammetterlo, se qualcuno è in disaccordo con noi, per piacere, non uccidiamolo.

Forse questo post, per voi che lo leggete, non avrà avuto molto senso.
Mettiamola così: è un periodo che ho moltissime cose a cui pensare e, ovviamente, giusto per tenermi la mente occupata, se ne aggiungono sempre di nuove.
Quindi se c’è confusione, perdonatemi, ma è esattamente la mia situazione mentale in questo momento.

Stay free
Kaylali

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Verde come l’invidia!

Buongiorno lettori!
Ieri era il compleanno di babbo, per cui abbiamo festeggiato con una cena copiosa e una torta alla frutta fatta da me!! Di cui vado particolarmente orgogliosa, devo dire! 😉

Quest’anno niente regalo; mio padre non se l’è presa, ha detto che l’importante era festeggiare con la famiglia.

Torta alla frutta!

Come potrete ben immaginare, a causa della cena non ho dormito (le mie notti insonni cominciano ad essere un po’ troppe). E ho iniziato a pensare!

In particolare ho ripreso tra me e me un discorso che ho fatto con due mie amiche la sera che sono andata a mangiar cinese. Parlavamo di come, in ambito universitario, ci siano delle rivalità gratuite che non portano, a parer nostro, da nessuna parte.
In particolare, nel mio caso, il fatto che le persone mi continuino a dire: “Ah, hai finito gli esami della triennale, che fortuna! Non fai niente per tutta l’estate allora!”, mi dà parecchio noia.
E la stessa cosa accade alle mie amiche quando riescono ad avvantaggiarsi con degli esami che, tra l’altro, vanno alla grande.

Alla base di tutto, secondo me, sta l’invidia. Non c’è altra spiegazione.

Ma vorrei spiegare a quelle carissime persone che, se adesso come adesso a dir loro IO non sto facendo nulla (se consideriamo nulla una tesi da scrivere nel più breve tempo possibile, e altre cose da fare che loro non sanno, ma ciononostante si sentono liberi di giudicare) è perché ho fatto molto prima. E se io ho fatto molto prima e, a dir loro, anche loro, eppure adesso loro stanno lavorando, allora permettetemi di dire che LORO non hanno fatto un cazzo prima.

Ah. Altra cosa da puntualizzare. Se la mia media universitaria è alta, se ho più di un 30 e lode, se ho finito gli esami della triennale e intanto sono andata anche in Erasmus, non è che sono una miracolata. Non ho chiesto la grazia a nessun Santo e non è sceso lo Spirito Santo su di me. Semplicemente mi sono fatta, scusate il termine, un culo così in due anni e mezzo, mentre voi stavate a fare gli affari vostri. Quindi, ve ne prego, smettetela di fare le vittime e di pensare che voi siate i reietti della situazione, gli sfigati, i dimenticati da Dio, e gli altri sono i miracolati, perché semplicemente non è vero. Rimboccatevi le maniche e impiegate il tempo che adesso utilizzate a parlar male degli altri per fare quello che vi urge.

Io credo che le persone intelligenti non abbiano motivo di essere invidiose. L’invidia è proprio una brutta nemica. Ci fa rendere egoisti, cattivi, menefreghisti. Ci fa pensare solamente a noi stessi in termini assoluti e, a volte, ci fa sfociare nel vittimismo più assoluto.
Poi, se una persona per carattere suo non si vanta dei propri successi, né parla dei propri insuccessi, non dà occasione, quindi, di rendere partecipi gli altri della sua vita, allora sono gli altri ad inventarsi una vita per lei/lui. E quindi quella persona diventa ricca, bella, magra, con il metabolismo veloce, fidanzata, brava a scuola, una secchiona e ci dà tutti i motivi per invidiarla. E a quel punto, nel perfetto teatrino creato ad hoc, la parte della vittima sacrificale sta al protagonista che, povero, è single, è ciccione, è brutto, è somaro, ha una media di schifo.

A nessuno viene in mente che, se pensassimo di meno a noi stessi confrontandoci ogni giorno con gli altri (mentre si guarda loro con occhio maligno e invidioso) e ci concentrassimo solo su noi stessi.punto. senza altri termini di paragone, forse si arriverebbe più lontani.

Sono sicura che non era questo che volevo scrivere, era ben altro. Ma poco importa. Ma una cosa ve la devo dire.
Io non so quanti di voi mi leggano, quanto spesso, chi siete, cosa fate.
Ma vorrei ringraziarvi.
Non potete neanche lontanamente immaginare quanto io vi sia grata per farmi sfogare così. Perché se non scrivessi queste pagine di blog, potrei diventare molto cattiva, soprattutto con le persone che mi prendono in giro, ma si nascondono, cosa che detesto, tra l’altro.

Quindi, GRAZIE.

Buona giornata.

Io vado..a non fare niente, no!? Tanto gli esami li ho finiti!!!!! 😉

Stay free

Kaylali

PS. Se qualcuno si sente preso in causa, affar suo. Giuro che non ho scritto pensando a qualcuno in particolare, ma ho considerato cosa abbiamo detto con le mie amiche e ho tratto conclusioni. Poi, se non vi aggradano le mie riflessioni, siete sempre liberi di andarvene!

Piccolo spazio..sfogo!

Stasera sono un fascio di nervi!
Ah sì, scusate..ciao a tutti!!

Quando ero piccola e litigavo con i miei genitori (mio padre per di più) correvo in camera, mi mettevo sotto le coperte e aspettavo che mamma arrivasse per parlare con me. Quando mi sono trasferita al piano di sopra, nella mia nuova camera, la cosa si è fatta più interessante. Correre al piano di sopra, sbattere le porte e andare a dormire significava isolarsi completamente.
Questo succedeva fino alla fine del liceo. Quando sono andata all’Università, per fortuna, ho vissuto molto fuori, sono tornata in media una volta al mese e ovviamente in 3-4 giorni non c’era tempo di litigare, per questo per tre anni non si sono verificate corse sfrenate sulle scale e nessuna porta sbattuta con violenza. Almeno fino a stasera.

Che neeeeeeervi!
Non sto a spiegarvi il motivo della litigata (ai limiti del decente), ma il risultato è stato la corsa e la porta sbattuta, proprio come tre anni fa.
Ok, sono ancora una bambina a comportarmi così.
Ma non sto scrivendo per avere un giudizio, ma solo per sfogarmi..altrimenti vado di sotto e urlo a più non posso. Anzi..comincio a sgaggià, detto alla marchigiana.

Perchè avete notato che, se nella vita di tutti i giorni, proviamo e ci sforziamo a parlare italiano..quando siamo arrabbiati iniziamo (o almeno inizio io) a parlare in dialetto come, anzi peggio dei nostri nonni?
Mi ricordo le litigate al telefono che due mie coinquiline facevano con le mamme. Una di Vicenza e l’altra della provincia di Ragusa. Immaginatevi quanto potessi capire quando parlavano al telefono (e penso lo stesso abbiano pensato loro quando io litigavo al telefono).
Bello il dialetto. Ottima valvola di sfogo, quando serve. Proprio come il mio blog.
Ecco, non sono più arrabbiata.
Meglio così!

Adesso vado, c’è il bravissimo, bellissimo, affascinante, palestrato, fisicamente perfetto, con gli occhi stupendi beh, vabbè, avete capito..Raoul Bova, insomma. Su Canale 5, e per la maggior parte della puntata in piscina, ergo in costume da bagno.
Vado, anzi corro.

Stay free

Kaylali