Cork

Eccola, la spinta a scrivere è tornata. Come una voglia irrefrenabile. Come quelle decisioni d’impulso che non riesci a frenare. Le dita scrivono veloci sulla tastiera, non sto neanche pensando troppo a cosa scrivere. La voglia e la volontà di scrivere è tornata.

È tornata, insieme a quel senso di malinconia un po’ mista a tristezza che mi colpisce inevitabilmente dopo il primo mese all’estero. Dovrebbero scriverlo, o dirlo, o annunciarlo, che le esperienze all’estero hanno delle controindicazioni, degli effetti indesiderati. Ecco il mio: dopo un mese, divento triste e malinconica. Mi isolo e comincio a pensare.

È successo sabato sera. Prima di uscire e prima di recarmi a un’altra festa a base di alcool alquanto costoso. Ero seduta, ero scazzata, ero io e il mio bicchiere d’acqua con cui giocavo e che povero, era diventato il mio capro espiatorio. Poi c’era lui, il mio coinquilino, quel pacioccone che sembra timido e riservato, ma che puoi parlarci per due ore, sì, è veramente successo, e sembra sia passato soltanto un minuto. Arriva lui, mi dice di calmarmi, smette di mangiare quella specie di cena che si era preparato, farà tardi al suo appuntamento con gli amici, ma mi ascolta. È disposto ad ascoltarmi e a darmi consigli. A volte penso proprio che alcune persone ci siano state date in dono, sono lì, sta a noi apprezzarle, scartarle e scoprirle piano, piano. Mi dà consigli, mi ascolta e, soprattutto, mi dice: ho una cosa che può tirarti su di morale e ti può far migliorare la serata e la giornata brutta che hai avuto. Cosa? Dico io. Il nuovo cd dei Coldplay. Lo so che aspetti di avere l’originale tra le mani, toccare la copertina e consumare il libretto con le lyrics, ma mi sa che stasera è tutto ciò di cui hai bisogno. E me lo passa in chiavetta. E se ne va alla sua festa.

Resto in camera, da sola, io e la musica. Dio quanto mi mancava. Ascolto tutto il cd una volta. Gli scrivo e gli dico che ho scelto la canzone migliore. Lui mi risponde: ma di già? Ascoltalo di nuovo, goditi appieno tutte le canzoni. No, ero troppo stanca e sono crollata dal sonno.
Ma la domenica mattina. La domenica mattina mi è presa questa idea. Mi sveglio, faccio colazione, accendo il pc, e carico le canzoni sull’mp3.

Esco. Piove. Ovvio, penso, siamo in Irlanda. Prendo l’ombrello e cammino. Accendo l’mp3, e inizio a camminare. A un certo punto non so più bene dove sto andando né perché. Sono io, la pioggia, la città sorprendentemente desolata e deserta di domenica mattina e la musica. E che musica, ragazzi. Non volevo andare a lavoro. Volevo godermi la città, Cork, la mia Cork, posso dire, dopo un mese.

Cork con Oliver Plunkett’s Street piena di pub, ognuno con la porta di un colore diverso, con i suoi negozi variopinti e tutti attaccati. Cork con il suo “Ecoooo”, con il Lee che ha le alte e basse maree, con i semafori lenti, con la fila da Penneys, con la colazione troppo cara, con gli spazzini che lavorano a tutte le ore, con i bidoni colorati, proprio come i negozi. Con le persone che corrono, con gli artisti di strada che strimpellano, o che ti catturano, e ti fermi ad ascoltare, o partecipi e balli sulla loro musica. Con i bouncer che ti chiedono la carta d’identità, con la Murphy e la Beamish. Con Rory Gallagher, con la pioggia, con il vento; il vento gelido. Con i bancomat che ti parlano in gaelico. Cork con la gente allegra, con i sorrisi, con i suoi “Hi, how are you? Grand day, isn’t it”.

Sì, Cork è la mia città. Ci è voluto un mese. Il periodo malinconico è passato. La transizione è avvenuta. Holy crap, penso proprio che anche stavolta piangerò lasciando questa città. Ecco, gli effetti collaterali andrebbero sempre letti, prima di partire per qualsiasi meta e prima di soggiornare almeno un mese. E prima ancora di sorpassare la fase malinconica. Perché superata quella, non si torna più indietro.

 

Take care, come direbbero i corkesi.

Kaylali

Annunci