Meine Mainzer Familie.

Ciao miei bellissimi lettori!
Eccomi risuscitata, quante cose devo raccontarvi!

Sono due settimane che non scrivo, durante le quali ho passato tre diverse fasi: la depressione, la vacanza e la depressione post-vacanza.
Ma il tutto mi è servito.

Indovinate dove sono tornata? OVVIAMENTE, MAINZ. La mia Mainz. Sono tornata dai miei amici che non aspettavano altro che il mio ritorno, sono tornata nella città che mi ha cambiato e sono tornata in quell’atmosfera che mi mancava troppo.
E’ stato tutto praticamente perfetto. Come sempre ho immaginato la mia estate, e come se, quei pochissimi giorni passati tra loro potessero essere il succo concentrato della mia estate perfetta, di quell’estate di cui ho sentito tante volte parlare, che ho sognato e, che, prima d’ora, non avevo mai vissuto.

Come al mio solito, ricordando il mio ultimo post, devo sempre creare problemi. Sono io. Non so bene perché, ne per come, ma se non muovo un po’ le acque prima di un qualcosa, non sarei io. Agito un po’ gli animi, in primis il mio, mi faccio divorare dalle paranoie, e passati un po’ di giorni tutto torna normale. Bah, quando capirò perché mi comporto così, sarà sempre troppo tardi (se mai lo capirò, s’intende).

Lunedì scorso me ne sono andata. Ho preso il treno, ho raggiunto la mia amica, ero un po’ titubante, ma sono partita. E da martedì ho ritrovato i miei amici e me stessa. Ho ritrovato Mainz che sembra quasi non abbia mai lasciato. Tutto era lì, esattamente come 3 mesi fa, alcune cose sono cambiate, ma è normale quando si sta via per un po’ di giorni. Aspettate, un po’ di giorni? No, io sono stata via 3 mesi. Ma vi giuro, non me ne sono accorta.
Era come svegliarsi da un sogno.

Loro sono sempre i soliti miei Amici. C’è il simpaticone, la pettegola, la mamma, la dolce, l’ansiosa, lo scherzoso, quello che prova ad essere ironico: semplicemente la mia Mainzer Familie. La mia famiglia di Mainz.
E c’è anche la mia mamma tedesca, la mia sorellina che mi ha accolto con un sorriso ampissimo, la mia tandem, ci sono tutti.
Nessuno se ne è andato.

Era solo un brutto sogno. Pensavo che fosse tutto finito, che nessuno si fosse ricordato di me. E invece erano tutti lì. Ad aspettare me. A vivere con me gli ultimi giorni di questa cosa così grande che non riesco a spiegare.
E’ stato un anno di cambiamenti: personali, tutti siamo cambiati grazie agli altri, di incontri, di scontri, di abbracci, quanti abbracci!.
Il tempo vola, e al ricordo piango.
Ho pianto tanto. Non piango di solito davanti a nessuno. Ho pianto davanti a tutti, mentre li abbracciavo. E loro piangevano con me, per me.

Voglio un bene enorme a queste persone, perché mi rendono felice, mi fanno stare serena, perché so che un solo loro abbraccio può proteggermi, salvarmi, farmi dimenticare i problemi per un attimo.

Come vorrei poter congelare il tempo. Rimanere tutti lì a Mainz, a vivere il nostro sogno.

Ma non si può. E quindi mi aggrappo ai ricordi, perché:

time flies, but the memories collected along the way can never be replaced.

e li sento parlare, ridere, scherzare, urlare, cantare, parlare mille lingue diverse e piango.
Ma sono anche felice. Perché so che non avrei potuto chiedere di più.
E in questa settimana l’ho capito.
Ci sono stati, li ho incontrati per caso, tutti, per caso. Li ringrazio ogni giorno per avermi fatto diventare quello che sono, per avermi fatto mollare i freni, per avermi fatto essere me stessa.

Sono una persona fortunata ad averli avuti nella mia vita. E non li lascerò sfuggire molto facilmente.
Li ringrazio uno per uno, anche se solo in tre persone potranno leggere questo post in italiano.
Ma loro lo sanno.

Grazie a Laura, perché in una mia omonima ho incontrato una vera Amica. Siamo Die Lauras, e a volte mi sembra di essere una persona sola, tanto mi conosce.
Grazie a Linda, perché fin dal primo giorno è stata la perfetta compagna di viaggio, quella che ti riporta con i piedi per terra e che tutti dovrebbero avere al proprio fianco.
Grazie a Luca, perché è Meine Mutter. Come una mamma ti capisce, ti sgrida e ti protegge.
Grazie a Kasia, perché con i suoi “Ich sterbe” e i suoi “Ich weiss nicht” mi ha sempre strappato un sorriso, e poi i pettegolezzi con lei sono indimenticabili.
Grazie a Marcelina, perché solo piano piano è riuscita a capirmi e io a capire lei.
Grazie a Nick, perché mi fa sognare con il suo accento americano ogni volta che lo sento, e perché ogni suo abbraccio lo sento molto, molto vero.
Grazie a Gauthier, perché ..é Gauthier. Più maturo di quanto vuol mostrare, sa essere un vero amico.
Grazie a Sebastian, perché lo porterò sempre con me con il suo bracciale, e il suo fare da grande uomo vissuto, che rivela un animo da cucciolo.
Grazie a Marcin & Kinga, che anche se a volte distanti da noi, mi fanno sempre ridere.
Grazie a Ali, e le sue foto! Anche lui dolce, e anche i suoi abbracci bellissimi!
Grazie a Moe, e il suo essere così com’è: è difficile capirlo, ma quello che mi ha detto l’ultima sera mi rimarrà per sempre!
Grazie a Maica, perché é divertente e mi capisce.
Grazie a Emanuela, perché anche se con qualche difficoltà, riesce sempre a mostrarmi la sua solarità e dopo tutto, è formidabile!
Grazie a Filip, e alla sua danza.

Stay free.

Kaylali

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Once you’re an Erasmus, you’re an Erasmus forever!

Qualche giorno fa mi è arrivato un messaggio sul cellulare che diceva: “Ciao! L’ufficio relazioni internazionali mi ha dato il tuo numero, posso chiamarti? L’anno prossimo andrò a Mainz”.

Bum. Colpo al cuore. No, aspetta, chi va a Mainz l’anno prossimo? Tu, numero sconosciuto? Ehi, ehi, aspetta, Mainz è mia, nessuno va da nessuna parte.
Ok, sono esagerata, ma ho pensato proprio questo quando ho letto il messaggio.

Cavoli, e ripeto, cavoli. Il 30 settembre, o giù di lì, non sarò io che lascerò i miei genitori con gli occhi pieni di lacrime e il cuore pieno di tristezza mista a curiosità. Non sarò io che, colma di valigie, arriverò per la prima volta come un cagnolino impaurito in una città tutta nuova.  Con persone nuove, voci nuove, suoni nuovi, colori, odori, rumori, visi, profumi nuovi.

Non sarò io che inizierò una delle esperienze più che belle che l’università ci permette di vivere. E, permettetemelo, la cosa mi fa rosicare come non mai.
Ripresa dall’atteggiamento alquanto irritato, le rispondo cordialmente che sono disponibile a parlare e ci sentiamo su Skype.
La sua prima domanda è: “Com’è stato andare in Erasmus a Mainz?”.

Bum. Un’altra volta. Cosa rispondo? Ce l’hai una giornata intera da dedicarmi per poterti descrivere tutto!? No, le rispondo, è stato S T U P E N D O . Però, quanto sono stata riduttiva. Accidenti, avrei potuto dirle molto, molto di più.
Avrei potuto dirle che andare in Erasmus non è fare festa tutti i giorni, come molti pensano. Non è neanche studiare come forsennati, cosa che, invece, non pensa nessuno.

È crescere. E credetemi, crescere è la cosa più bella e difficile che ci possa essere.

È convivere con persone, culture, mentalità, personalità, lingue, cibi, colori, modi di fare, atteggiamenti, abitudini molto distanti da quelle a cui sei abituata. È fare amicizia in 2 minuti, perché sai esattamente come attaccare bottone con qualsiasi essere umano, di qualsiasi razza e colore. La domanda è una, le risposte mille. “Da dove vieni? Quanto resti? Cosa studi?”.

È costruirsi una famiglia, vivere cose belle e brutte, confidarsi, aprirsi addirittura parlando di cose personali in un’altra lingua, perché a volte ti capisce meglio uno sconosciuto, che poi tanto sconosciuto non sarà più.

È avere la vostra compilation dell’Erasmus, perché ogni volta che ascolterai quelle canzoni, seppur a km di distanza, sarete inspiegabilmente vicini.

È fare foto, foto, foto, foto sempre e comunque. Come per poter immortalare ogni secondo di quella vita, che se non catturato, sembra perso per sempre.

È vivere esperienze che non farai mai più, perché in Erasmus puoi farlo.

È giocare, divertirsi, ridere (ridere taaaanto), sorridere, bere (bere taaanto), saltare, ballare, correre, scatenarsi, mangiare (mangiare taaaanto), cucinare, scherzare, cantare (cantare taaaanto), uscire, dormire poco, imparare, imparare da ogni singola cosa, viaggiare, avere contatti in ogni parte del mondo, essere collegati e condividere tutto.

Andare in Erasmus è vivere all’ennesima potenza. Forse è questo il segreto, forse è questo che avrei dovuto risponderle: mi chiedi com’è stato andare in Erasmus? Beh, è stato vivere al 101%. Godersi ogni minuto senza farselo scappare, perché sai che ogni attimo perso, è perso per sempre.

Vorrei poter vivere sempre al 101%. Si dice che una volta che si è Erasmus lo si è per sempre.
Spero che riesca presto a ritrovare quell’Erasmus che è stato in me.

Ah, mia cara che l’anno prossimo andrai a Mainz, sappi che nessuno prenderà il mio posto.

Mainz mi ha rubato il cuore, e quel post non me lo ruberà nessuno.

P.S. Sì, sono ancora in depressione Post-Erasmus, e sono esattamente due mesi che sono tornata. post-erasmus

Stay free

Kaylali

Respira…

Buonasera, o meglio, Guten Abend!
Ebbene sì, questa sera vorrei accennarvi alla Germania, ovvero al paese che per 6 mesi mi ha permesso di vivere la più bella esperienza della mia vita.
Mi ero ripromessa di giocare la carta Germania qualche post più avanti, ma oggi non posso far a meno di raccontarvi di Dagmar.

Partendo dall’inizio, per 6 mesi ho vissuto a Mainz, bellissima cittadina vicino Francoforte sul Meno grazie all’Erasmus. Vorrei potervi parlare di questi sei mesi in altri post, ma posso solo accennarvi che Mainz mi ha portato tante cose, tante nuove esperienze, una nuova lingua, una nuova città e soprattutto una nuova me. Questa nuova me la devo a tutte le cose che ho elencato prima e a molte, davvero molte altre. In particolare la devo a tutte quelle nuove persone che ho conosciuto, che, senza che io me ne accorgessi, si sono rubate un pezzetto del mio cuore, una briciola ciascuno che però, insieme costituiscono un pezzo non indifferente.

Tra queste persone ce ne sono tante di cui vi vorrei parlare, ma stasera vorrei soffermarmi su quella che è diventata la mia mamma tedesca, Dagmar, appunto. Non è che non voglia dedicare tempo e spazio alle altre, no, è solo che parlarne adesso mi renderebbe triste, perché mi mancano in una maniera assurda, come se, appunto, mancasse una parte di me. Dato che oggi non ho voglia di essere triste, proprio nun me va, vi parlerò di una e-mail che mi è arrivata.

L’e-mail viene dalla mia mamma tedesca, che non pensavo in 5 mesi scarsi avesse imparato a conoscermi così bene. A volte penso che le persone che conosci da poco, o che hanno conosciuto solo una parte di te, ti capiscano meglio di chiunque altro. A chi magari hai mostrato solo una faccia della medaglia, avrà la capacità di capirti di più. A quelle persone a cui hai donato tutta te stessa, invece, a volte vorrei non averlo fatto. Non sembrano più interessate a te, in un certo senso, se non per chiederti pareri o per sfogarsi. Se ti doni troppo forse, e sottolineo forse, non ti resta che fungere da valvola di sfogo per gli altri, che sembrano dimenticarsi di te.

Ma ok, sto divagando. Anche perché questo non è certo il caso di Dagmar.

A Mainz, esiste un’organizzazione efficientisssssssima per gli studenti Erasmus. Organizzano veramente di tutto e di più, e tra i vari progetti c’è anche il “Fremden werden Freunde”, che tradotto significa: Gli stranieri diventano amici, ovvero famiglie tedesche che ospitano per tutte le volte e le occasioni che vogliono degli studenti stranieri.
Durante i primi mesi in un paese straniero, fai poco caso alle varie iniziative che ti propongono, tanto sei frastornata e incasinata. Per questo il periodo per iscriversi al progetto mi è proprio passato di testa.
L’occasione venne però alla cena del Ringraziamento (eh sì, anche questa hanno organizzato) in cui col fare speranzoso mi sono rivolta all’organizzatrice del progetto pregandola di poter trovare una famiglia partner per me.
La signora, gentilissima, si gira e mi fa: “ Guarda, ci sono giusto due signore che partecipano alla cena in qualità di ospiti, questa sera. Vuoi che chieda a una di loro se è interessata al progetto?”. Non potevo crederci, la sera stessa l’ho chiesto e la sera stessa l’ho ottenuto. Fu così che conobbi Dagmar, la fantastica signora che dalla fine di novembre mi ha ospitato tutti i lunedì a cena a casa sua, mi ha presentata in famiglia come una vera figlia, mi ha fatto partecipe di tutte le meraviglie della sua strampalata famiglia, ma anche di tutti i drammi (parecchi, devo dire) e ha lasciato un vuoto anche lei il giorno in cui l’ho dovuta salutare. Ci siamo salutate, appunto, con la promessa che ci saremmo scritte e ci saremmo riviste presto anche perché “Sto costruendo una camera per gli ospiti, e quella dovrai inaugurarla tu!”.

Tra le tante e-mail che, in meno di un mese (sono ritornata il 2 aprile, sembra un’eternità c@!*o) ci siamo scritte, quella di oggi mi ha lasciata a bocca aperta e sicuramente ha guadagnato tutta l’attenzione dei miei lettori (se mai ce ne fossero); in ogni caso è giusto che le dedichi il mio post odierno.

Ovviamente la lettera è in tedesco e ve la metto qui sotto, chissà mai qualcuno tra di voi sappia il tedesco e ne voglia apprezzare l’originalità, per gli altri la traduco più in basso.

Dato che quando l’ho letta mi sono commossa molto, vi saluto qui, proprio per farvela gustare in pace.
Stay free.
Kaylali

Meine liebe Laura,

mach dir bitte keinen Stress mit dem Schreiben.

Ich lese manchmal auch nur alle 10 Tage meine Mails und will mich auch nicht unter Druck setzen. Schreib, wenn du Lust und Zeit hast, ansonsten funktioniert ja auch der Gedankenkontakt 🙂

[…]

Ich kann dir leider bei der Zimmersuche in Verona nicht behilflich sein, aber versuche dich zu entspannen. Es ist gleichgültig, ob du dieses oder nächstes Jahr fertig wirst. Arbeiten musst du noch lange genug 😦

Und meistens erschließen sich interessante Optionen, wenn es nicht genau so läuft, wie es geplant war – sieh es also einfach positiv.

Ich denke an dich und liebe Grüße auch von Melli, die sehr häufig von dir spricht und den Besuch in Italien fest in ihren Jahresplanung integriert hat. Ich habe ihr geraten mit dem Sparen anzufangen 🙂

Also, meine Liebe lass dich umarmen, drücken und atme tief durch

Bis bald und Kuss

Mia cara Laura

Non devi preoccuparti molto per quanto riguarda lo scrivere le e-mail.

A volte le leggo anche ogni 10 giorni e non ho neanche voglia di sentirmi sotto pressione. Scrivi semplicemente quando hai voglia e tempo, altrimenti non potrebbe neanche funzionare il contatto che abbiamo, fatto di pensieri J

[…]

Purtroppo non posso esserti molto d’aiuto per quanto riguarda la ricerca della camera a Verona, ma cerca di rilassarti. Fa lo stesso se tu finirai i tuoi studi questo, o il prossimo anno. Poi di lavorare ne avrai a sufficienza L
E forse ti si apriranno altre opzioni, proprio quando le cose vanno come NON si era pensato dovessero andare, devi vedere solo tutto dal lato positivo.

Ti penso molto e anche la piccola Melli ti saluta, parla spesso di te e già ha incluso nei suoi progetti futuri una prossima visita in italia. Io le ho consigliato di iniziare a mettere da parte dei soldi J

Perciò, tesoro mio, lasciati abbracciare e stringere forte, e mi raccomando, respira a fondo

A Presto, un bacio