Bah.

È fatta. Lunedì 4 novembre alle 15 ho ufficialmente terminato la discussione della tesi triennale in Lingue e culture per il Turismo e il commercio internazionale.

È andata bene, benissimo, oltre ogni più rosea aspettativa. Ero molto agitata, prima di entrare. Non avevo ancora realizzato il passo importante che mi accingevo a fare, fino a che la mia relatrice non è uscita dal suo ufficio e ha pronunciato: “Bene, noi siamo pronte ad iniziare”
Tutta la settimana passata non ho badato molto alla discussione, perché sono stata sempre a letto, malata. Quei pochi momenti di lucidità (che combaciavano con sudate enormi, grazie alla tachipirina che faceva il suo effetto) li ho passati a ripetere, sotto voce, quasi tra me e me, l’ipotetico discorso e il riassunto della mia tesi. Controllavo i minuti dalla radiosveglia, e mi accorgevo che ogni volta il riassunto era diverso dalla volta precedente, e ogni volta omettevo qualcosa di importante.
Per questo ero agitata quando sono arrivata a lunedì. Stavo ancora male, per di più, così tanto che una mia amica ha notato il mio colore biancastro tendente al verde e mi ha rassicurato che la discussione non è un gran che di cui preoccuparsi. Tutti mi dicono che forse il virus che ho avuto non è un vero e proprio virus, ma più un insieme di sintomi che sono nati dall’ansia e dallo stress per la discussione. Beh, se così fosse, prego affinché possa imparare ad esternare l’ansia, invece che assorbirla e doverla combattere al bagno….scusate la franchezza.

In ogni caso, la discussione è stata più come una chiacchierata con la relatrice e la correlatrice. È durata poco, a parer mio, forse 10 minuti. Ho parlato, ma per di più ho interagito con le prof che facevano domande e/o osservazioni. In un’occasione la mia relatrice (che ho insultato molto in questo blog) mi è venuta in soccorso, e mentre ripetevo alcune cose mi sorrideva o faceva l’occhiolino (forse il momento in cui mi sono sentita più apprezzata e dove il mio lavoro è stato più riconosciuto!). Mi hanno fatta uscire e hanno deciso il voto: 5/5, che sommato al 108 di partenza, dà 113 come punteggio finale.

Sono contenta di questo voto, ma sembro essere l’unica. Sì, ok, i complimenti e congratulazioni di turno sono ben accetti, ma bo, non so. Neanche i miei genitori hanno fatto i salti di gioia, quando gliel’ho riferito. E, anzi, quando ho sottolineato che avrei preferito un “brava” di persona a un “brava” al telefono, mi hanno detto: “scusa se non abbiamo preparato le fanfare. Quanto vuoi essere lodata, figlia mia..”.
Bah, no, non voglio essere lodata. Mi sono laureata con 110 e lode all’Università, rientrando nei tre anni.

So che per loro è una cosa normale, dato che li ho abituati bene in questi anni, con i miei voti, ma vorrei , per una volta, una sola, un brava sincero, e non uno di circostanza.

Ma forse chiedo troppo.

Comunque, non ho potuto neanche festeggiare perché lunedì ero ancora mezza malata, e non festeggerò se non il giorno della proclamazione.

Sto pensando che il mio status di laureanda è ormai agli sgoccioli. Che cosa ne sarà di questo blog?

Ultimamente non ho niente di certo, e quando dico niente, intendo niente. Non mi dilungo su cosa e chi mi sono crollati inesorabilmente, ma sono crollati e, sinceramente, mi sono stancata di essere sempre quella che raccoglie i pezzi e prova a riattaccarli. Prima o poi i pezzi non si riattaccano, se continuano ad essere inzuppati nell’attak. E poi la minestra riscaldata non piace a nessuno.

Vabbè..sto divagando.

Tutto questo per dirvi che mi manca solo la proclamazione per essere laureata!

Bah.

Stay free

Kaylali

Ah, Ps. vorrei un mp3. Perché se la musica è l’unica cosa che riesce a farmi uscire da me, ogni tanto, non posso neanche ascoltarla come si deve. Non ho un mp3, né delle cuffie. Chi legge e magari pensa a un regalo per la mia laurea, mai cosa potrebbe essermi più gradita. A buon intenditor, poche parole

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