Drin, drin

Ciao miei (pazzi) lettori!
Stasera parlo di chiamate.

Chiamate che dovrebbero arrivare e non arrivano, chiamate che ti aspettavi diverse e invece deludono. Sì, insomma, chiamate.

Se ieri ho parlato di Skype, stasera parlerò del telefono. E non mi riferisco al cellulare, ma proprio al telefono fisso.

E’ strano come ti rendi conto di quanto sei legata a un oggetto, a un semplice oggetto, solo quando inizi a ragionarci un po’.

Ad esempio, quando parlo del telefono fisso, mi viene in mente la pubblicità di qualche anno fa con Sabrina Ferilli. Adesso la cerco su internet.

Eccola qua:
http://www.youtube.com/watch?v=z2ttXBPkKL8

Quella in cui lei passa l’intera mattinata a telefono e se ne esce alla fine con la frase “Quanto ce piace chiacchierà”.
Se avete letto alcuni miei post precedenti, avrete capito che il mio dialetto marchigiano si assomiglia molto al romano della Ferilli, ed è per questo che proprio questa frase era un rimprovero molto, molto velato e simpatico che la maestra delle elementari faceva alle bambine, appunto, più chiacchierone. E tra quelle c’ero anche io, ovviamente. Me la ricordo con i suoi capelli rossi rossi, avvicinarsi al nostro gruppo riunito a sparlare che, puntualmente, aveva ignorato la campanella suonata 5 minuti prima e con fare scherzoso ci diceva: “Quanto ce piace chiacchierà, eh?!”

Questo è un ricordo legato al telefono. L’altro è sicuramente quello dei telefoni vecchi, quelli con la rotellina, quelli che dovevi sbrigarti a fare di seguito il numero 0 e il 9, altrimenti la linea cadeva e tutto cominciava da capo. A casa mia quel telefono fu rimpiazzato da un bel fisso rosso fuoco, che emozione quando l’ho visto!! C’erano i tasti e non più la rotellina!!

E poi venne il portatile, e lì incominciarono i guai per i miei..e le bollette che arrivavano!!! Dovete sapere che alle scuole superiori avevo un, come dire, gruppo studio.. al telefono. Ebbene sì, quando soprattutto i compiti di matematica si mostravano impossibili, scattava la chiamata. Io chiamavo la mia amica, lei chiamava l’altra, e l’altra chiamava me. Eravamo in 3 e ci confrontavamo su qualsiasi dubbio. E dicevamo:
“Ma no, sei sicura? Lei ha detto così!!”
“Troppo difficile, stacco con te e provo a sentire se lei lo sa risolvere. Poi ti richiamo”

E così passavano interi pomeriggi!! Ogni tanto le mamme alzavano le cornette e “intercettavano” le nostre chiamate,ovviamente riattaccavano subito..chi voleva sentir parlare di x, k, problemi, incognite e obbrobri vari?

Avrei tanti altri bei ricordi da condividere con voi, ma perderei il centro del discorso.

A parte il fatto che, se alcuni ragazzini di oggi leggessero quello che appena scritto, mi prenderebbero per vecchia decrepita; poi, vorrei spiegarvi perché oggi ho deciso di parlarvi del telefono.

Bé, oggi ero in attesa di ben due chiamate. Ero contenta, perché ero sicura dell’esito positivo di entrambe. Invece no, purtroppo. Una mi avvisava che i piani che mi ero fatta per il prossimo weekend sarebbero andati in fumo (non per colpa sua, si intende..). E l’altra non è mai arrivata.

L’altra, però, è un po’ particolare, come chiamata. È una chiamata che è stata rimandata molte volte, moltissime. E, non ci crederete, ma la voce che vorrei sentire dall’altra parte della cornetta, non la sento da un anno e mezzo.

Avete mai pensato come può essere una voce dopo che non la si sente per molto tempo?  Io sì, ci ho pensato molto.
La chiamata in questione è stata rimandata a molto presto. Spero quindi di poter rispondere a questa domanda altrettanto presto.

Vi terrò aggiornati.

Stay free

Kaylali

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