Di colore? No, trasparente!

Ciao a tutti!
Stasera non vi annoierò con la mia solita routine quotidiana. Non vorrei neanche commentare la nascita del 62esimo Governo della Repubblica Italiana. Anzi, prendo spunto da questo per parlare di una cosa che, recentemente, ha catturato la mia attenzione.
L’essere diverso.
Sicuramente galeotto fu il libro sul quale sto scrivendo la mia tesi di laurea, senza dubbio. Jackie Kay è una scrittrice nera, adottata e lesbica. Diversa. Ogni libro critico che sto analizzando sottolinea questo concetto di diversità, e lo stesso è accaduto oggi dopo la nascita del Governo. Il nuovo ministro per l’integrazione Cecile Kyenge è nata in Congo. E, tralasciando l’utilità di un ministro per l’integrazione e forse anche la banalità di affidarlo a una signora nera (qua faccio l’avvocato del diavolo), la cosa che mi ha sorpreso è che qualunque testata giornalistica si riferisce a lei affibbiandole l’aggettivo di colore.
Ora, il fatto che una persona sia di colore presuppone che esistano delle altre che siano non di colore. Se una persona è nera, gialla, rossa, bianca cadaverica come lo sono io, quelli diversi da loro sono..trasparenti? A me non risulta ci siano persone trasparenti.

La stessa cosa accade con l’autrice Jackie Kay. Nelle numerose analisi dei suoi lavori tutti la identificano come diversa.

Bah. Sono un po’ delusa da questo atteggiamento, che, nonostante siamo nel 2013 continua a imperversare. La stessa cosa che accade quando guardiamo con occhio storto la persona nera vicino a noi.

Sarà la mia nuova passione per l’Africa. Sarà il mio interesse e la mia ammirazione per Jackie Kay. Sta di fatto che tutti questi atteggiamenti razzisti mi danno sui nervi.

Scusate se mi sono sfogata con voi su questo

Un abbraccio a tutte le persone di colore. Ovviamente, trasparenti esclusi.

Stay free

Kaylali

Annunci