Vivere con la Fibrosi Cistica

Merita di essere condiviso e letto da quante più persone possibili. Travolgente e a tratti anche forte.

- Sguardi Accesi -

Un pomeriggio di settembre, in una giornata in cui mi sentivo particolarmente bene, raggiunsi quello spiazzo del lungopo a grandi pedalate sulla mia bici azzurra, senza troppa fatica. Non tossivo, avevo mangiato con buon appetito, non avevo crampi alla pancia e non sentivo il bisogno di fare un aerosol liberatorio. Guardavo il fiume scorrere silenziosamente, strizzando lievemente gli occhi per la troppa luce, quando mi ricordai dell’atmosfera grigia dipinta dall’autunno dell’anno precedente, in cui l’acqua rifletteva il colore infelice del cielo e gli alberi attorno sembravano imitarla. Nulla in quella vista assumeva un colore proprio e indistinto dal resto e così appariva tutto noiosamente piatto e monotono. Quel giorno invece pareva un’orchestra di colori la cui vivacità data dall’estate appena passata cominciava a lasciar spazio al calore tipico delle sfumature autunnali. Inspiravo distendendo le braccia al cielo e godevo di quell’aria così frizzante e leggera che potevo respirare. Ogni respiro…

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Regali

Io adoro i regali. E forse li adoro ancora di più adesso, che mi trovo sola in una residenza desolata, a festeggiare da sola, anzi, in compagnia di un prosecco e tanta cioccolata, una Vigilia di Natale insolita. Ero molto triste, oggi. Lasciare la mia famiglia proprio in questo giorno per poi passare Natale da sola, solo per guadagnare qualche soldo lunedì ai mercatini non mi fa sentire la migliore delle figlie. E tra sensi di colpa e rassegnazione sono entrata in camera con un magone notevole allo stomaco. E poi vedo lei, la renna che mi aspettava sopra il comodino. Regalo inaspettato della mia Amica. Amica proprio scritto così, con la A. Che non mi ha abbandonata, non mi ha lasciata da sola, ha pensato bene di regalarmi un prosecco e la cioccolata di cui parlavo sopra. E come questa sorpresa, anche l’altra di un’altra grande Amica mi ha lasciata di stucco.

Io adoro i regali. Mi piace tanto l’idea che qualcuno sia andato di proposito in un negozio perché ha speso del tempo a pensare a un regalo appositamente per me. Sia entrato, abbia chiesto, si sia informato, se lo sia fatto impacchettare  e sia uscito dal negozio con sempre in mente il mio faccione. Io adoro i regali. E il regalo è qualcosa che sento tanto, anche dal punto di vista religioso, nel Natale. Gesù è il regalo che Dio ci ha fatto.

E noi abbiamo tanti regali tra noi, e a volte non ce ne rendiamo conto, non diamo loro importanza, non diamo loro la giusta attenzione. Ormai regalare qualcosa a Natale adesso è troppo tardi, però vi auguro una cosa, a voi lettori che siete capitati qui per caso. Vi auguro di trovare quell’attenzione necessaria per rendervi conto di quanti regali vi circondano.

Perché, ve lo assicuro, quando avrete trovato quell’attenzione, poi, vi sentirete le persone più felici sulla Terra. Io, adesso, sono così. Felice. E pensare che due ore fa sono entrata piangendo in camera. Ora sono felice.

Buon Natale, lettori.

Apprezzate i vostri doni,

Kaylali

Grazie, Cri!

È così. Lasci le tue parole, le tue immagini, i tuoi pensieri e la tua te in un cassetto e, quando meno te lo aspetti, ecco che rispunta fuori. E tutto grazie a un articolo scritto da un’amica di una pulce. Che belle sono le parole. Le ho sempre elogiate per il loro grande potere e la loro grande forza. Ancor più belle sono le parole che escono da menti intelligenti e colte, umili e silenziose. Sì. Perché le parole più belle escono dalle menti silenziose. Quelle che, in una stanza, se ne stanno a osservare tutti i presenti e sembrano in disparte. Sapeste solo quante parole producono la loro mente!

 

E quindi, eccomi qui. Dopo più di due anni a scrivere nel mio spazio piccolino. Avevo lasciato il blog durante la parentesi in Irlanda. Ero molto più attiva durante la scrittura della tesi. E, infatti, indovinate un po’ cosa sto facendo adesso???? La tesi, ovviamente. Quella magistrale, stavolta però. Niente panico! Non sto ancora scrivendo quella triennale. Che buffo rileggere tutte le preoccupazioni di due anni (sigh! Anche di più!) fa. Sono esattamente le stesse di adesso! Queste maledette tesi e lo stato depresso-confusionale-irritato-agitato-nervoso-gioioso-felice-soddisfatto-dinuovoagitato-nero-catastrofista-dinuovofelice-orgoglioso ecc ecc mi pare che siano sempre gli stessi.

Beh, al prossimo post, per adesso.

Questa era solo una capatina dalla finestra. Ho alzato la tendina per vedere se la stanza aveva ancora qualcosa di interessante da mostrarmi. Credo di sì.

Stay free (che ancora mi piace un sacco)

Kaylali (posso ancora chiamarmi così?)

To my French FRIENDS.

You know, all these stupid sentences you see posted on facebook, or written in walls all around the world, or spoken like they are the holy truth. You know, those sentence which talk about the real meaning of life, or the real friends, or like the aim of life, or whatever. They are all bullshit, sometimes.
But sometimes, like today, like last Thursday, they mean something. And I am thinking of one sentence in particular: “The important thing is not the ending of the race itself but what you felt while you were running”. Well, that’s it.

And while I was running I felt so good, incredibly good. I was relieved, happy-go-lucky, careless and simply HAPPY. I tasted every single moments, every conversation, every gaze, every word, every not-spoken word, every note on that guitar, every sound, every..beer! I really tried to enjoy everything, and I succeeded. I knew it won’t have last forever, and here I am, crying for all this coming to an end. I already experienced that, and I promised to myself not to make new friend, I mean, new REAL friends, in a foreign country, because I knew how I hard it would have been to tear apart.
But then, you know what?
You cannot help it.
You cannot prevent yourself from having fun, from laughing, from crying, from LIVING. And I made new friends, in nearly a month. And I think I found people I cannot have at home. It is strange to explain, and to understand, I know. But believe me, the way I talked with these people is no way close to the way I usually talk to my friends. It’s like it’s a new me, a new person speaking, a person who has no fear of judgments, no fear of hugs, no fear of smile. A completely new person.

Sometimes I think we are the people we meet. I changed, since I am here in Cork. I changed a lot. And I think it’s not all thanks to me, but thanks to the people I met. Every one gave me something, and helped me to change a little, even if they are not aware of that. I feel it, I am really changed. And that’s why it’s so fucking difficult. It’s difficult to say goodbye, to say “maybe we will see in France”, because you know, you are certain that not only a new friend, a new person you cannot replace, a new trusted friend is leaving, but also a new part of you is going to France, is leaving with them.

I left so many parts of me behind, that I don’t know anymore where they are. I should start a trip. I should go back and collect them. But then I sit down, I breathe, I wipe my tears and I think.
It’s not the end of the race that matters, it’s not your heart aching that matters, nor your tears streaming down your face.

It’s the feeling you felt during the race. They were real, they were authentic, they were felt. And you have to be proud of yourself, of your achievements, of the people you’ve met.
Because you are lucky you’ve met such great people, they were there, they were there for you, to drink with you, to laugh with you, to learn Italian, to help you with French, to sing “Ça Ira”, to laugh (a lot, again), to play alcoholic cards games (in which I was always drinking), to go to Blarney Castle and enjoy the view, to try to kiss the Blarney Stone, to listen to Coldplay, to try to teach you something about computers, to have dinners together, to enjoy your cakes, to talk, to talk a lot..about everything. To hug, to hug a lot. They were there for you and with you.

You have to remember those moments, to feel these moments. And all the pain, all the sadness will go away.

You are lucky, you have lived. How many others can say the same thing?

I love you, my little French friends. And you’ve stolen a little part of my heart, that’s why you’ll be always with me.

I love you, B, because you’re shy, but your smile is open-hearted. And because we can talk hours, and hours, and hours and not even noticing the time passing by.

I love you, T, because you may not talk that much, but your guitar does it for you. Keep on playing, let your guitar speak for you and express your feeling. Keep on smiling and laughing.

I love you, B, because I can’t understand when you’re joking and when you’re not, and I really like it. You’re never banal, and you’re such an humble person, even if you can boast of your (amazing) life, you’re still modest.

Gros bisous, mes amis

Laurá (with French accent)

Cork

Eccola, la spinta a scrivere è tornata. Come una voglia irrefrenabile. Come quelle decisioni d’impulso che non riesci a frenare. Le dita scrivono veloci sulla tastiera, non sto neanche pensando troppo a cosa scrivere. La voglia e la volontà di scrivere è tornata.

È tornata, insieme a quel senso di malinconia un po’ mista a tristezza che mi colpisce inevitabilmente dopo il primo mese all’estero. Dovrebbero scriverlo, o dirlo, o annunciarlo, che le esperienze all’estero hanno delle controindicazioni, degli effetti indesiderati. Ecco il mio: dopo un mese, divento triste e malinconica. Mi isolo e comincio a pensare.

È successo sabato sera. Prima di uscire e prima di recarmi a un’altra festa a base di alcool alquanto costoso. Ero seduta, ero scazzata, ero io e il mio bicchiere d’acqua con cui giocavo e che povero, era diventato il mio capro espiatorio. Poi c’era lui, il mio coinquilino, quel pacioccone che sembra timido e riservato, ma che puoi parlarci per due ore, sì, è veramente successo, e sembra sia passato soltanto un minuto. Arriva lui, mi dice di calmarmi, smette di mangiare quella specie di cena che si era preparato, farà tardi al suo appuntamento con gli amici, ma mi ascolta. È disposto ad ascoltarmi e a darmi consigli. A volte penso proprio che alcune persone ci siano state date in dono, sono lì, sta a noi apprezzarle, scartarle e scoprirle piano, piano. Mi dà consigli, mi ascolta e, soprattutto, mi dice: ho una cosa che può tirarti su di morale e ti può far migliorare la serata e la giornata brutta che hai avuto. Cosa? Dico io. Il nuovo cd dei Coldplay. Lo so che aspetti di avere l’originale tra le mani, toccare la copertina e consumare il libretto con le lyrics, ma mi sa che stasera è tutto ciò di cui hai bisogno. E me lo passa in chiavetta. E se ne va alla sua festa.

Resto in camera, da sola, io e la musica. Dio quanto mi mancava. Ascolto tutto il cd una volta. Gli scrivo e gli dico che ho scelto la canzone migliore. Lui mi risponde: ma di già? Ascoltalo di nuovo, goditi appieno tutte le canzoni. No, ero troppo stanca e sono crollata dal sonno.
Ma la domenica mattina. La domenica mattina mi è presa questa idea. Mi sveglio, faccio colazione, accendo il pc, e carico le canzoni sull’mp3.

Esco. Piove. Ovvio, penso, siamo in Irlanda. Prendo l’ombrello e cammino. Accendo l’mp3, e inizio a camminare. A un certo punto non so più bene dove sto andando né perché. Sono io, la pioggia, la città sorprendentemente desolata e deserta di domenica mattina e la musica. E che musica, ragazzi. Non volevo andare a lavoro. Volevo godermi la città, Cork, la mia Cork, posso dire, dopo un mese.

Cork con Oliver Plunkett’s Street piena di pub, ognuno con la porta di un colore diverso, con i suoi negozi variopinti e tutti attaccati. Cork con il suo “Ecoooo”, con il Lee che ha le alte e basse maree, con i semafori lenti, con la fila da Penneys, con la colazione troppo cara, con gli spazzini che lavorano a tutte le ore, con i bidoni colorati, proprio come i negozi. Con le persone che corrono, con gli artisti di strada che strimpellano, o che ti catturano, e ti fermi ad ascoltare, o partecipi e balli sulla loro musica. Con i bouncer che ti chiedono la carta d’identità, con la Murphy e la Beamish. Con Rory Gallagher, con la pioggia, con il vento; il vento gelido. Con i bancomat che ti parlano in gaelico. Cork con la gente allegra, con i sorrisi, con i suoi “Hi, how are you? Grand day, isn’t it”.

Sì, Cork è la mia città. Ci è voluto un mese. Il periodo malinconico è passato. La transizione è avvenuta. Holy crap, penso proprio che anche stavolta piangerò lasciando questa città. Ecco, gli effetti collaterali andrebbero sempre letti, prima di partire per qualsiasi meta e prima di soggiornare almeno un mese. E prima ancora di sorpassare la fase malinconica. Perché superata quella, non si torna più indietro.

 

Take care, come direbbero i corkesi.

Kaylali

Scene di vita quotidiana in quel di Bandon. pt2

Il biliardo. Ecco cosa fanno gli irlandesi oltre a bere, giocano a biliardo, nei pub, ovviamente, tra una birra e l’altra ovviamente. Il biliardo è stato anche l’ultimo gioco che ho provato (dopo aver miseramente perso con le freccette), dopo una giornata abbastanza intensa. Iniziando con il dramma della doccia fredda, la giornata è proseguita con la prima lezione del corso di inglese (che ha sede precisamente in culonia e, che, da domani, dovremo raggiungere rigorosamente a piedi). Insegnante molto simpatica, e anche brava nel suo, lezione lunga, ma interessante. Mi sono resa conto che il mio livello d’inglese è buono, oserei anche molto buono, rispetto a quello della classe. Al corso ci ha accompagnato Mindy, tipico uomo irlandese, alto, rosso, con gli occhi verdi e le lentiggini che parla, anche lui come il pittore, questa lingua sconosciuta che è il gaelico. Ci ha promesso delle uova di dubbia provenienza, vedremo. Al corso impariamo anche cose sull’Irlanda, come l’impossibilità di arrivare nei siti più belli con l’autobus, dato che gli unici modi sono o con l’auto o con l’autostop (per di più molto in voga qui), del piatto tipico irlandese “Cabbage&…” tutto il resto e tutto ciò che puoi mettere con il cavolo, dei modi di dire tutti della contea di Cork “How’s it form? Grand!/ It was a craic/ ‘sssssss craic?” con significati con non so da dove hanno preso. Ho imparato anche che si possono trovare i Leprauchaun scovando una pot’o’gold e seguendo il rainbow, dopo esserti scolato 3-4 pints. Ho scoperto che la staut è la birra nera e che la Barchis o qualcosa del genere deve essere buona. A pranzo abbiamo anche sperimentato che in 5 minuti il tempo irlandese può cambiare 6 volte (pioggia/sole/nuvolo/pioggia/cielo azzurro e sole).

Il nostro caro Mindy ci ha portati poi presso la sede dell’associazione che gestisce il nostro soggiorno qui, e abbiamo partecipato all’incontro formativo. Da bravo e friendly irlandese, poi, Mindy ci ha dato le uova promesse, rigorosamente di tacchino e 4 uova azzure, mah! Ho avuto notizie sul tirocinio e mercoledì mattina avrò il colloquio presso un ostello, dove fare la receptionist. Non so, sono un po’ perplessa, perché nel presentarmi questa offerta hanno messo le mani avanti dicendo che, per lavorare negli hotel bisogna avere un inglese fluente e quindi l’hanno scartata per me…ma se non sanno manco come parlo? Vabbè, vedremo per gli hotel.

Durante tutta la giornata, però, c’è stata un bello scambio di messaggi con la proprietaria che ci avvisava che la doccia era sistemata. Here we are. Entro in bagno, accendo la doccia e..l’acqua non esce. D’oh. Non ci credo, è una maledizione. Chiamo la coinqui e mi dice che devo premere un bottone e zac. ACQUA TIEPIDA, SIGNORI.

Da qui in poi la serata è andata sempre migliorando, come dice il mio coinquilino, “Quando hai l’acqua calda apprezzi anche le piccole cose di Bandon, tutto ha un sapore diverso”…come la pinta con il succo al mirtillo, buonissima! Anche questa mi è stata offerta stasera! Se continuo così mi offriranno una birra a sera e ne asseggerò uno diversa a serata! Altro che vita noiosa di una viaggiatrice in crisi…

Scene di vita quotidiana in quel di Bandon pt.1

La spesa. Punto saliente di ogni italiano all’estero. Qui nella crowded Bandon non ci sono molti supermercati, giusto quei 2-3 che, nonostante tutto, propongono prezzi oltraggiosi. E non parlo del prosciutto vero (??) di Parma o il blasonato Parmesan, ma anche la frutta e la verdura costano tanto. Poi però, sia ringraziato il Dio della convenienza, ci sono quelle offerte che ti fanno venir voglia di comprare tutto il negozio (una mela 55c, 5 mele 2€). E fu così che, tre baldi giovani (noi poveri coinquilini dell’appartamento 11, Silversprings) si ritrovarono a trasportare ben 4 buste del Lidl e una bella cassa d’acqua (perché quella del lavandino è proprio imbevibile!). Ho un dolore alle spalle che non avete idea! La strada non è così tanta, ma pesavano davvero troppo quelle buste. Abbiamo anche pensato di chiedere un passaggio ai tanto generosi irlandesi, ma, forti della nostra potenza, e con qualche pit stop di troppo, siamo arrivati a casa.

Beh, la nostra casa: abbiamo avuto la possibilità di contattare la proprietaria per aggiustarci la caldaia e la doccia, ma ha mandato il vicino che ha lasciato tutto com’era. Speranza vana. Il vicino. Questo sì che merita un capitolo a parte. I miei coinquilini l’hanno incontrato perché è stato lui ad aprire la porta il primo giorno, ben fiero delle porte del NOSTRO appartamento appena verniciate (solo oggi abbiamo potuto toccarle senza lasciale impronte) e hanno apprezzato la fiatella alcolica! Io l’ho incontrato oggi al Lidl, parla un inglese incomprensibile, pardon, il gaelico e ha uno sguardo un po’ da maniaco, actually. Diciamo che lui è il nostro vicino, il nostro pittore, ma soprattutto uno di noi! Dal momento che la proprietaria, alla nostra domanda, quando dovessimo essere a casa per aprirgli la porta, ha cortesemente risposto: “No problem, he’s his own keys!”

‘NSOMMA, ER PITTORE UNO DE NOI!

Stasera, altra sera, altro pub. Questo molto carino, e non c’entra niente con l’O’ Hara’s (che è il pub di ritrovo per noi dell’associazione). Aveva la musica dal vivo, le sedie ricavate dalle botti, il soffitto con boccali e bicchieri, e, ovviamente irlandesi sbronzissimi ( o no? Devo ancora aggiustare il radar per gli ubriachi, non riesco ancora a riconoscere lo sguardo da ‘mbriagone). Ovviamente tutti molto allupati dato che nei pub non c’è l’ombra di una donna, e subito attaccano bottone. Vi racconto questa, la mia amica fa: “Adesso questi attaccano bottone tra 3…2…1…e bam! Hi, where’re you from?
Anzi, quello che parlava con me era pure troppo sobrio (o no?!) e mi ha cercato tutti i siti dove trovare lavoro (perché gli ho detto che stavamo cercando lavoro).. CHE CARIIIIIIIIIINO (frase mia tipica, chi mi conosce sa, chi non mi conosce imparerà ad amarla come me!).

Beh serata conclusasi alla perfezione, ma senza birretta. Chiacchierate, musica, un po’ di chilling out e via, con la settimana!